Este - LA VALIGIA DEI SOGNI - Evento Fotografico

LA VALIGIA DEI SOGNI - Evento Fotografico

Data Inizio

6 Marzo 2020 - 21:00

Data Fine

Indirizzo

via Brunelli 2/c a Este   Vedi la mappa
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Associazione Culturale Fantalica – LA VALIGIA DEI SOGNI – Evento Fotografico

L’associazione culturale Fantalica in collaborazione e con il Patrocinio della Città di Este propone per il periodo febbraio-maggio 2020 una serie di eventi, laboratori, corsi e uscite culturali che andranno a valorizzare il territorio di Este e della Bassa Padovana, così ricco di storia, cultura e eccellenze nell’ambito dell’artigianato artistico.
L’associazione intende inoltre far conoscere e riconoscere come nuovo centro culturale l’ex sede del Tribunale di Este, esempio virtuoso di rigenerazione urbana.

Evento Fotografico – Este 2020

LA VALIGIA DEI SOGNI – Evento Fotografico
6  Marzo 2020

Regia del progetto: DANIELE ROCCHETTO. Scatti fotografici realizzati dal fotoclub Este presso Villa Giovanelli Venier di Vò Vecchio. Presentazione del progetto fotografico e performance di Daniele Rocchetto. Intervento del presidente del fotoclub Este GIANNI RIZZO

La valigia dei sogni
Una valigia, contenente un pezzo di passato. Aperta, rivela una o più storie che trovano il loro ambiente nella Villa Giovannelli-Venier di Vò Vecchio.
Una storia che lega potere e prigionia, chi lo esercita e chi lo subisce. Omaggio al teatro, alla fotografia, alla letteratura. Una valigia, da cui prendendo corpo personaggi onirici e fantasiosi, con legami ad un passato de “fine siecle”.

Daniele Rocchetto racconta:
Quando mi è stato proposto di preparare “qualcosa”, una regia, una performance per il Fotoclub Este, mi è stata data carta bianca sull’idea, unico margine da rispettare, la location: La villa Giovannelli-Venier di Vò Vecchio. Ho cominciato le ricerche sul trascorso della Villa.
Sentivo la presenza di una vita contadina, complice le campagne circostanti e i vicinissimi colli. La visione che ne ho ricavato è stata da subito quella di collocare la storia in un trascorso più recente.
Il fatto, poi, che la villa durante la seconda guerra mondiale sia stata un campo di prigionia di persone ebree mi ha spinto a intrecciare qualcosa nella storia, a usare simbologie per ricordalo.
Ho ideato una storia che parte dall’apertura di una valigia, da cui si dipana la storia, probabile, del vissuto della villa, dello spaccato del tempo, e di ciò che attorno, vicino o lontano succedeva.
Una visione un po’ onirica, di fantasia, di sogno, con sei personaggi che vivono la storia ideata.
Dunque, da una valigia aperta, esce la storia, sotto forma di un rivolo nero, quasi un rivolo di inchiostro, da cui prendono forma i sei personaggi: l’aristocratico signore della Villa, con accanto la figlia, bella e altera; In una scala di livello sociale più basso, troviamo la dama di compagnia e la musicista, retaggio di tempi antecedenti, il settecento.
Poi la cortigiana e il maggiordomo ed infine il pittore.
Personaggi che rappresentano le anime che hanno vissuto in quella Villa, ma che sono divenuti un ricordo in quanto protagonisti di un passato, ed ecco perchè la Valigia dei sogni.
Il colore: la scelta del bianco e nero negli abiti è voluta, un po’ per ricordare appunto la foto non a colori, un po’ per restare nella sobrietà del contesto, nel rispetto dell’idea e del luogo. Il bianco e nero come colore non colore, per non distrarre. Come essenza e pulizia visiva. Ho usato il volto e i guanti bianchi per omaggiare il teatro, in parte anche un rimando al nostro artista fotografo atestino Lasalandra.
Ho ideato e creato gli oggetti simbolici che ogni personaggio tiene con sé.
Il Nobile tiene in mano una cornice vuota, che riempie solo con la sua presenza, il suo ego, il suo potere. L’aristocrazia che nella sua fase finale diventa decadenza.
La figlia sostiene una gabbia, con un duplice significato: da una parte, come ereditiera, tiene tutti in gabbia, legati a sé. Dall’altro un omaggio alle vittime imprigionate nella villa, che ho reso sotto forma di uccellini bianchi, anime bianche, quelle delle persone che poi moriranno ad Aushwitz. Una metafora visiva.
La dama di compagnia che gioca a scacchi con la nobile figlia. La scacchiera è la rappresentazione del potere del ricco sul povero: una scacchiera che è fatta di pedine costituite metà da monete d’oro e metà di bottoni.
La musicista, che suona su un pentagramma fatto di note sospese, che si possono vedere, musica senza fine, senza inizio e senza fine. Musica suonata per il cuore duro di una donna, che la fermerà con un semplice cenno.
La cortigiana, l’amante che ho immagino per le infedeltà del nobile, figura che intreccio, con Alexandre Dumas, che scrisse nel 1848 “La dame aux Camelias”, la signora delle Camelie. L’ho ideata in scena con delle bambole e delle caramelle da un lato e delle camelie bianche in una mano. Quando lei andava a teatro faceva capire di essere disponibile, tranne quando per cinque giorni al mese le esponeva rosse. Le sue bambole in mano tengono una lettera, in miniatura sulla quale c’è un verso di Dumas”: Solo le donne assolutamente caste possono avere dei sentimenti puri”.
Ho voluto rappresentare la contrapposizione tra la bambina e la donna “compiuta” che era in lei.

Il Maggiordomo, umile servitore ma per contrasto, dotato del potere di essere l’unico a poter soddisfare il suo signore, viene rappresentato con un vassoio pieno di caffettiere. La caffettiera nascerà solo nel 33, dal suo inventore, Bialetti. Prima del 1819 esisteva solo la napoletana. Il significato della caffettiera sta nel fatto che il nobile senza il maggiordomo non saprebbe farsi neppure un caffè. Ecco rappresentato il potere a rovescio. La rivincita del debole sul forte.
Infine la figura del pittore, che mostra tutto il suo servilismo, per stare vicino alla Casa, ai privilegi, al denaro dipingendo il Nobile. Ma questo si trasforma in una specie di ossessione, e così i dipinti si trasformano in un caleidoscopio di immagini, una girandola di volti, di immagini.


Evento gratuito su prenotazione

Disponibilità:

Ore 21:00 – Prenotazioni APERTE

Artista e Relatore:

Scatti fotografici realizzati dal fotoclub Este
Relatore: il presidente del fotoclub Este Gianni Rizzo.

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